La Crocifissione bianca di Chagall

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Difficile aspettarsi da un pittore ebreo un’attenzione quasi ossessiva per la figura di Cristo. Eppure Marc Chagall lo dipinge tantissime volte, crocifisso, in particolare nel periodo tragico dal 1933, salita al potere del nazismo, fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il Cristo è per Chagall un elemento in cui si identifica in quanto martire ebraico, e che fa entrare in modo prepotente in quella tradizione.

Nella Crocifissione bianca, oggi all’Art institute di Chicago, il quadro forse più importante di questo genere, Cristo è la sintesi di tutte le persecuzioni subite dal suo popolo.

Per Chagall Cristo non è il risorto, ma il giusto ebreo che muore perseguitato. E la sua ebraicità è rappresentata anche dal tallit, lo scialle di preghiera ebraico che ricopre la nudità di Gesù.

Il pittore si percepisce come una sorta di doppio del Cristo, sofferente e solitario: “Come il Cristo, io sono crocifisso, fissato con dei chiodi al cavalletto”, scriveva alla moglie Bella.

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