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La forza della fragilità

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Articolo pubblicato su LaCroce quotidiano di mercoledì 15 aprile.

Il simbolo rimanda. È il suo compito. Sta lì e ti guida. Ti prende per mano. Non deve assorbire la tua mente, ma spalancarne gli orizzonti.

Il simbolo parla, spesso urla, ti urla dentro perché tu possa rompere il silenzio della ragione e del cuore e liberarti dalle catene di una quotidianità che, più che banale, è diventata ossessiva.

Il crocefisso fa questo. È una croce vestita d’amore.

Quell’uomo lì appeso, quell’uomo che è Dio, e che ancora oggi dà fastidio, ancora oggi si pone come segno di contraddizione, ma mica perché lo voglia Lui, no, è che lo vuole la nostra coscienza che messa a nudo dal crocifisso può accettare se sbeffeggiarlo e rifiutarlo o accettarne l’abbraccio, quell’uomo lì che è Dio straziato e torturato, parla di gioia.

Paradossalmente parla di vita, di lievità.
Il crocefisso ci richiama alla felicità.
Ci ricorda un amore senza fine.
Ci ricorda che cosa sia l’amore.

Il crocefisso è arte, e lo è stato da sempre, dai tempi del quadrato magico, che è una croce nascosta, alle grandi opere di Giotto, Caravaggio, Rembrandt, Dalì, Chagal per citare solo alcuni dei grandi artisti che si sono messi alla prova con la rappresentazione dell’amore di Cristo.

Il crocefisso è arte sacra, vale a dire luogo dove l’uomo e Dio mescolano il sangue e la fatica, versano la passione e il cammino, dove si abbracciano. E questa magia la ritroviamo noi che con lo sguardo accarezziamo quel segno che è salvezza e che, dalle pareti di una chiesa, o da quelle di casa, ci ricorda qual è il vero significato della vita.

Per questo i nuovi miti del progresso lo vogliono eliminare staccandolo da quei muri che invece, come ha ben cantato Gianna Nannini, stanno appesi al crocifisso per trovare stabilità.

Così quando ti imbatti in un crocifisso scolpito nel vetro resti attonito a contemplare la nuova carezza che Dio ti riserva, perché in quella forma liscia e accennata di dolore, in quella trasparenza scintillante, in quella apparente fragilità c’è molto di più, e un messaggio che parla all’uomo di oggi, che deve essere limpido ma non diafano, forte di quella forza che deriva dalla debolezza in Cristo, luminoso sena bloccare la luce che scaturisce da Cristo, visbile eppure quasi nascosto, come sulla parete questa meraviglia che svetta eppure si adatta, così come deve fare il cristiano che si fa tutto a tutti.

Insomma un modo nuovo per ricordarci quale sia il nostro ruolo in questa società che sembra oscurata dal mito del piacere.

Ma come è possibile realizzare una simile opera d’arte?

L’idea è venuta ai fratelli Marchesi, che una decina d’anni fa hanno salvato una antica impresa di vetro del milanese, la soffieria Locati e da poco meno di un anno l’hanno indirizzata alla produzione di oggetti d’arte. La storia ce la racconta Teodora alla quale ho chiesto di illustrare come fosse giunta a questa idea.

“All’origine c’è la fede, nel senso che c’è stato un momento della mia vita in cui ho riscoperto questo dono ricevuto da bambina e poi lasciato lì, in un cantuccio, a dormire. E la fede mi ha fatto scoprire nuove strade per renderla visibile.

In occasione del compleanno di una mia carissima amica, che aveva avuto una conversione straordinaria, ho pensato di commissionare al nostro maestro artigiano un Cristo in vetro soffiato, trasparente e senza croce. Come segno, come firma, come promessa. Come parola fatta carne nel vetro.

La prima opera era una forma abbozzata, uno schizzo che richiamava un uomo crocefisso, una immagine da plasmare aggiungendo il proprio contributo alla silhouette.

Piacque tanto, a lei e a me, che proseguimmo nello studio per dare più sostanza a quell’idea, più calore a quella trasparenza. Così è nato ciò che ora è il nostro crocefisso.

La discrezione sa essere virtù, l’eleganza spesso si fa proposta non invadente, testimonianza senza aggressione. Un segno parla più al cuore che agli occhi, deve passare attraverso la vista ma senza graffiarla, senza urlare.

Ecco allora l’idea del Cristo che si “intravede” e se attraversato dalla luce la cattura e si illumina. Sussura, non grida, non urla, canta. E parla con quella paziente delicatezza che Nostro Signore sapeva giocare nel mormorare alle anime.

Altro passo, altro crocevia, altra svolta: facendo benedire il “mio Gesù” ad un suo ministro, con l’intento di proteggere la casa e chi vi abita, mi sono detta: “Perché non condividere questo segno con altre persone?” .

Da qui, insieme a mio fratello, è nata la volontà di a modellare il Cristo per renderlo ancora più bello e luminoso e metterlo a disposizione di tutti.

Grazie a queste ultime modifiche è diventato il Crocefisso che può entrare in tutti gli ambienti senza fare “rumore” , senza stonare, rappresentando le persone che vi abitano ed essere, così, un segno tangibile di ciò in cui credono”.

Un segno che dà coraggio, che sorride e corregge e sprona e ci fa più vicino il cielo.

Holy Light Sign www.holylightsign.it : questo il nome che Teodora e Valerio hanno scelto per questa avventura nell’arte e nel sacro, che si basa sulla fede e sul lavoro delle mani, quelle mani da artigiano sapiente che mette tutto se stesso nella creazione che sta preparando per una persona specifica, per qualcuno che nella sua mente si figura, per essergli vicino nel trasmettere un senso, un valore, un messaggio.

E per prolungare questo messaggio hanno deciso che la loro presenza in rete dovesse rilanciare il senso di ciò che hanno scoperto e stanno condividendo. Il blog https://holylightsignblog.wordpress.com/ e la pagina Facebook https://www.facebook.com/holylightsign di Holylightsign sono un luogo in cui l’arte e la fede si stringono la mano.

L’intento è di creare un luogo nella rete, una comunità, dove sia possibile condividere notizie e devozioni, storia dell’arte e storia delle fede. In luogo dove si possano trovare notizie sui capolavori dell’arte, su mostre ed eventi, su devozioni e momenti di culto, sull’incontro tra santi e crocefisso e rosario. Insomma un ambiente nel quale si possa ritrovare le radici della vicenda cristiana e vedere come sia intessuta in profondità con la nostra vita, giorno dopo giorno.

Per dare senso a ciò che altrimenti senso non potrebbe trovare.

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L’origine della scritta INRI

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Secondo i vangeli, quando Gesù Cristo fu crocifisso dai Romani, sulla croce di legno alla quale fu inchiodato, venne appeso un cartello. Tale cartello, tradizionalmente, riportava la condanna per cui l’uomo crocifisso era stato messo a morte. Nel caso di Gesù, egli era stato accusato di essere un eretico dai Giudei, perchè si era autoproclamato figlio di Dio. Questo era un reato anche per i Romani, che riconoscevano come unica divinità l’imperatore.

Per questo, scrive Giovanni (19, 19-20) “Or Pilato fece anche un’iscrizione e la pose sulla croce; e vi era scritto: “GESÙ IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI”. Così molti dei Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; e quella era scritta in ebraico, in greco e in latino”. Anche gli altri evangelisti riportano lo stesso episodio, senza specificare le lingue.

INRI, che è la scritta che molto spesso si vede raffigurata nei crocifissi scultorei o dipinti, quindi, è l’unione delle iniziali delle parole latine JESUS NAZARENUS REX IUDAEORUM, che significano semplicemente “Gesù Nazzareno, re dei Giudei”.

Il simbolo dell’alluvione del 1966

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Il grandioso crocifisso dipinto da Cimabue nel 1280 circa appartiene alla tipologia del Christus Patiens, iconografia sviluppatasi nel ‘200 dopo quella del Christus Triumphans che, invece, caratterizza le grandi croci dipinte del secolo precedente.

Questa splendida opera d’ arte è stata notevolmente danneggiata dalla catastrofica alluvione che colpì la città di Firenze il 4 novembre 1966. La furia dell’ evento atmosferico devastò il 60% della superficie dipinta, abbattendosi soprattutto sul corpo di Gesù, risparmiando invece, la croce in gran parte. 

Un restauro molto accurato è stato effettuato e, nel dicembre 2013, il crocifisso, è stato collocato nella sacrestia della basilica di S. Croce.
Purtroppo l’ acqua ha irrimediabilmente distrutto la superficie dipinta e, nonostante il restauro particolarmente ben eseguito, l’ opera si presenta compromessa.
Il corpo del Signore è visibile solo in alcuni punti, ma si intuisce comunque la sofferenza; secondo i canoni dell’ iconografia del Christus Patiens, Gesù appare con la testa reclinata ed il fisico piegato e prostrato dal dolore e dalla morte.

Il crocifisso di Cimabue è divenuto il simbolo delle ferite e delle sofferenze provocate dall’ alluvione del 1966. E’ un segno tangibile dell’ amore del Signore, che ha voluto prendere su di sé – alla lettera, in questo frangente – e portare sulla Croce tutto il patimento di una città e dei suoi abitanti e tutte le sofferenze del mondo.

La “Crocifissione” di Salvador Dalì

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La Crocifissione è senza dubbio uno dei capolavori più importanti di Dalì, caratterizzata da elementi del misticismo nucleare e dal conseguente ritorno alla sua eredità cattolica.

Si tratta di una crocifissione intesa e vissuta artisticamente al tempo della scienza moderna.

Un particolare da non sottovalutare è la mancanza di chiodi nelle mani e nei piedi del Cristo. Questo sta ad indicare la sua perfetta e completa redenzione, mentre la croce viene intesa come il possibile riflesso di un mondo in quattro dimensioni e sottolinea la inintelligibile distanza tra il naturale e il soprannaturale.

Dalí ha uti­liz­zato la sua teo­ria della “mist­ica nucleare”, una fusione di cat­to­lices­imo, matem­at­ica e scienza, per creare questa insolita inter­pre­tazione della cro­ci­fis­sione di Cristo: un Cristo sano, atletico, che non pre­senta segni di tor­tura, privo della corona di spine e dei chiodi, tes­ti­mo­niando così il tri­onfo spir­i­tuale di Cristo sul male cor­poreo.

La Crocifissione bianca di Chagall

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Difficile aspettarsi da un pittore ebreo un’attenzione quasi ossessiva per la figura di Cristo. Eppure Marc Chagall lo dipinge tantissime volte, crocifisso, in particolare nel periodo tragico dal 1933, salita al potere del nazismo, fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il Cristo è per Chagall un elemento in cui si identifica in quanto martire ebraico, e che fa entrare in modo prepotente in quella tradizione.

Nella Crocifissione bianca, oggi all’Art institute di Chicago, il quadro forse più importante di questo genere, Cristo è la sintesi di tutte le persecuzioni subite dal suo popolo.

Per Chagall Cristo non è il risorto, ma il giusto ebreo che muore perseguitato. E la sua ebraicità è rappresentata anche dal tallit, lo scialle di preghiera ebraico che ricopre la nudità di Gesù.

Il pittore si percepisce come una sorta di doppio del Cristo, sofferente e solitario: “Come il Cristo, io sono crocifisso, fissato con dei chiodi al cavalletto”, scriveva alla moglie Bella.

Storie di crocifisso: Santa Teresa d’Avila

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Era il 1554. Aveva 39 anni. E la sua strada era in salita.

Bastò uno sguardo

“Appena lo guardai… fu così grande il dolore che provai, la pena dell’ingratitudine con la quale rispondevo al suo amore che mi parve che il cuore mi si spezzasse. Mi gettai ai suoi piedi tutta in lacrime e lo supplicai di farmi la grazia di non offenderlo più”.

Così si completa la conversione di Santa Teresa d’Avila.

Perché ci sono volte che la risposta alle domande che abbiamo in cuore arriva da angoli impensati, e non è fatta di parole.

Il crocefisso parla sempre, anche a chi in esso non cerca Dio. Non smette di raccontare.

E chissà che una volta non ci dia la risposta che ci permette di ridare luce alla nostra vita!

Il crocefisso… quotidiano

CRISTO CON RADIO VECCHIA
Arte e simbolo, segno e promemoria.

Ecco che cosa è il crocefisso: il suo significato dipende da come lo guardiamo e che cosa ci vediamo dentro.

Per alcuni si tratta di un oggetto che parla di umiltà, oppressione, rivincita. Per altri racconta il talento di scultori o pittori. Per altri ancora è un importante tassello da incastonare nella storia della cultura e dell’arte.

Per altri infine è un risveglio, un messaggio personale alla propria coscienza.

Ecco cosa ne dice san Josemarìa nel punto 302 di Cammino:

Il tuo Crocifisso. —Già come cristiano dovresti portare sempre con te il tuo Crocifisso. E metterlo sul tuo tavolo di lavoro. E baciarlo prima di addormentarti e al risveglio: e se il tuo povero corpo si ribella contro l’anima, bacialo anche allora.

E per noi che senso ha il crocifisso?