Le croci sul Camino

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Il cammino è intessuto di croci. Forse però è il contrario: è la croce che è avvolta nel cammino. Gli sta dentro. Non ne puoi fare a meno. Il Cammino è nato per quello. Per capire il significato della Croce. A Santiago dentro un ristorante girava il video del percorso. Spezzato in tre

  • da Saint Jean Pied de Port a Burgos: el camino de la purificasion
  • da Burgos a Leon: el camino de la muerte
  • da Leon a Santiago: el camino de la vida

La croce la trovi ovunque, non solo quella de Hierro, famosa, dopo Rabanal, dove lasci il tuo sasso portato da casa, e che ormai si è impregnato della tua fatica, ti ha aspirato il male, rimesso in sesto la coscienza, lui che ha congiurato con il cammino, e adesso pesa più del tesssssoro di Gollum. No.

Ce ne sono ovunque. Scavate dal vento, arrotondate dal tempo.
Ma quelle che ti impressionano di più le trovi all’aeroporto. Ultima tappa. Un terzo del percorso. Giri intorno alla pista. E all’improvviso sono lì, incise nel reticolato, di legno, incastrate, infinite. Abbiamo messo anche noi la nostra.

Come un gesto di riparazione, di ringraziamento.

Prima di arrivare ti ricordi perché sei partito. E chiedi, continui a chiedere, che se anche hai già ottenuto non smetterai mai di chiedere. Per te e per gli altri.

Che già questo è un miracolo del cammino: appena sanno che ci devi andare o che ci sei stato. Ti chiedono di pregare per loro, per la famiglia, per il lavoro. Per le sofferenze. Tutti. Anche chi non t’aspetti. E cammini per loro perché ogni passo fatto così vale l’infinito.

E lì, lì quasi alla fine, lì a un passo dalla méta, metti la tua croce. Così chi viene dopo può pregare per te. E non è poco.

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Una lezione del crocefisso

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Che cosa significa il crocefisso per il cristiano? Come renderlo parte della nostra vita quotidiana?

Questo episodio raccontato da San Josemarìa Escrivà nel punto 277 di Cammino ci aiuta a vedere le cose in prospettiva diversa.

Mi domandi: perché quella Croce di legno? —E trascrivo da una lettera: “Sollevando l’occhio dal microscopio, lo sguardo incontra la Croce nera e vuota. Questa Croce senza Crocifisso è un simbolo. Ha un significato che gli altri non vedranno. E chi, stanco, era sul punto di abbandonare il lavoro, torna ad avvicinare gli occhi all’oculare e continua a lavorare: perché la Croce solitaria sta chiedendo spalle che se la carichino”.

Non solo quindi segno di salvezza, ma anche invito a corredimere, a tradurre in azioni concrete, piccole se vuoi, semplici ma terribilmente tangibile la fede che diciamo di avere. Il crocefisso è quindi anche un promemoria, un potentissimo richiamo a compiere, qui, adesso, il nostro compito d’amore verso tutti, servendo gli altri nelle banalità di ogni giorno specie quando ci costano.

Crocefisso di Boston

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Entri nella chiesa e ti stupisci, quella roba lì che pende dall’alto sospesa ti colpisce subito. Devi spostarti perché la prospettiva cambia e racconta verità differenti.

Si tratta della scultura realizzata in tre parti da due artisti americani, Randy Dixon e Chris Scala: il primo ha creato la croce e la scultura eterea che rappresenta lo Spirito santo, il secondo ha scolpito il Cristo.

Entrambi hanno lavorato alla luce e alla poesia: come nel Cristo di vetro, così in questa enorme rappresentazione della sacrificio in Croce, è la trasparenza a parlare: la luce che nasconde e rivela, l’angolatura che crocifigge il Cristo o lo fa risorgere illustra il mistero della Salvezza.

La forza espressiva è vincente quando collega l’opera al suo significato e la rende poesia e saggio, la rende preghiera.

Crocefisso e il Camino di Santiago

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Quello di Santiago è cammino dell’anima, è percorso che porta dentro di sé prima di condurre attraverso la fatica e la gioia dentro alla Cattedrale destinazione, dove San Giacomo attende i pellegrini per presentarli a Dio.

Per questo è accompagnato da crocefissi che ne testimoniano al contempo la storia, sono romanici e ormai quasi dissolti dal tempo, la fede, ce ne sono ovunque, e il senso.

Tra quelli incontrati ne raccontiamo volentieri tre: la Cruz de Hierro, che si trova a circa 250 km da Santiago sui Montes de Leon nella tappa che da Rabanal del Camino porta a Molinaseca. È il punto più alto del Camino, 1500 metri circa, e rappresenta una svolta: qui i pellegrini sono invitati a lasciare, alla base delle croce montata su un alto palo, un sassolino portato da casa, come segno dei peccati o dei propri limiti che si abbandonano ai piedi del crocefisso. Chi ha percorso l’intera via da Saint Jean Pied de Port, dopo aver attraversato el camino de la purification, dall’inizio a Burgos, quello de la muerte che attraverso le mesetas raggiunge Leon, ha da poco iniziato il terzo camino quello de la vida la incontra dopo poche tappe. Ed è giusto qui, quando si incomincia ad intravvedere la fine, è giusto che proprio qui si deponga il fardello che ormai nei quasi 600 chilometri percorsi si è smussato, macinato, separato dalla coscienza.

Per questo alla fine del percorso, quando si arriva al mare oltre la città di Santiago, si incontrino questi crocefissi ammorbiditi dal vento e dal tempo, e dagli sguardi di chi, giunto sin qui, è ormai altra persona.

Sono crocefissi che insegnano: sul retro del Cristo martire svetta la Madonna, come a legare le due storie, come per ricordare che ai piedi della croce solo la Madre stava, stava per prendersi carico del compito che il Figliole avrebbe lasciato.

I misteri del Rosario

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«Avevo due rosari d’argento, con la piccola medaglia della Beata Vergine di Lourdes. Uno a te lo donai, perché ti fosse compagno nelle notti in cui più il male t’era martirio; e, con lo scorrer dolce dei chicchi fra le dita, nel pensiero di Dio placasse in te spirito e carne, fratello». 

La poetessa Ada Negri, con questi versi, ricorda il regalo fatto al suo caro congiunto, da lungo tempo sofferente. Il tono triste ma sereno richiama la consapevolezza di aver offerto al malato il conforto più efficace: la corona, per pregare Maria con Maria. Uno strumento musicale è solo un oggetto inanimato, ma evoca immediatamente l’armonia che da esso può scaturire, se l’artista libera la sua potenzialità di suoni.

Così avviene con i grani del rosario: il fedele, facendoli scorrere fra le dita, recita le Ave Maria che lo guidano attraverso le tappe dell’esistenza terrena del Salvatore, richiamando, nella sua mente e nel suo cuore, la presenza del Figlio di Dio.

Il Rosario è prima di tutto una preghiera.

Nato in epoca medievale e promosso, in seguito, dai domenicani, ebbe rapida diffusione grazie alla facilità con cui si poteva pregare. Fu anche chiamato il Vangelo dei poveri, perché permetteva agli analfabeti di meditare sui misteri cristiani senza bisogno di leggere. A dare forte impulso alla sua diffusione sono state le apparizioni a Lourdes del 1858 nelle quali la Madonna aveva sul braccio destro un rosario con grani bianchi uniti da una catenella d’oro.
I grani servono a tenere il conto delle preghiere che si recitano. Su ogni decina di grani si medita un mistero, cioè un momento significativo della vita di Gesù.

I misteri del Rosario sono venti:

  • cinque gaudiosi, che ricordano la vita di Gesù e di Maria fino all’inizio della vita pubblica: l’Annunciazione, la Visitazione, la Nascita di Gesù, la Presentazione di Gesù al Tempio, il Ritrovamento di Gesù nel Tempio
  • cinque luminosi, che ricordano la vita pubblica di Gesù: il Battesimo di Gesù, le Nozze di Cana, l’Annuncio del Regno di Dio, la Trasfigurazione, l’Istituzione dell’Eucaristia
  • cinque dolorosi, che ricordano la sua passione: l’Agonia di Gesù nel Getsemani, la Flagellazione, la Coronazione di Spine, la Salita di Gesù al Calvario con la Croce, la Crocifissione e Morte di Gesù
  • cinque gloriosi, che ricordano la sua risurrezione e la gloria di Gesù e di Maria: la Risurrezione di Gesù, l’Ascensione di Gesù al Cielo, la Discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione, l’Incoronazione di Maria Vergine.

La Croce e il Crocifisso

Cristo su legno bianco al sole

La croce è per molti scandalo e follia, ma proprio la ragione del suo scandalo – l’amore gratuito, misericordioso e onnipotente di Dio per gli uomini – è per i credenti la ragione della sua potenza e della sua verità.
La croce ha due facce, l’apparente sconfitta e la vittoria, il Crocifisso e il Risorto. Mostra tutta la malvagità e la miseria dell’uomo che non esita a condannare il Figlio di Dio innocente; ma anche tutta la profondità e l’efficacia del perdono di Dio. L’ultima parola non è il peccato, ma l’amore!

Qui, e non altrove, va cercata la vera ragione della speranza cristiana, la lieta notizia che dà senso e spessore alla vita e alla storia, nonostante i fallimenti. Ma è una lieta notizia che esige conversione. Le folle – dice l’evangelista Luca narrando la passione – accorrono, guardano e ritornano «battendosi il petto» (23,48). Lo «spettacolo» della croce capovolge la vita. Fa contemplare la profondità inaudita dell’amore di Dio, e fa comprendere che la nostra vita deve assomigliare alla vita di quel Crocifisso che si dona senza riserve, che, rifiutato, ama e perdona, e non rompe la solidarietà con chi lo rifiuta.

L’evento della Redenzione operata da Cristo con la sua morte e risurrezione occupa il posto centrale in tutta la storia della salvezza. Invitati a fare una speciale memoria della Redenzione affinché essa penetri più a fondo nel nostro pensiero e nella nostra azione, cercheremo di approfondire il significato di Croce e di Crocifisso dal momento che Cristo, venuto nel mondo dal seno del Padre, per redimerci ha offerto se stesso sulla Croce in un atto di amore supremo per l’umanità.

Solido come un crocifisso

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Si dice che San Francesco abbia così distinto il lavoro dall’arte: “chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con mani, testa e cuore è un artista”.

Se è così allora sono artisti i fratelli Marchesi che il cuore lo mettono dentro al vetro per tirarci fuori il significato della vita, vale a dire il crocifisso.

Che dentro nella sua fragilità mostra in effetti tutto quello che c’è da capire. E quello che hanno deciso di fare è il segno che si può sempre andare oltre la superficie, oltre l’acqua che si scontra con il vento e ti sballotta nel dolore e nella confusione, puoi sempre immergerti sotto e lasciarti andare con dolcezza a cercare il senso.

Un po’ come fa Andrea Giovanoli che sbuccia la quotidianità per regalarti la polpa che sta dentro e che ti parla al cuore.

Così loro, che dentro ad un tubo di vetro freddo e banale, una provetta senza fondo, che fa scivolar via lo sguardo, dentro a questo nulla c’hanno visto il dolore e l’amore, la carezza e la luce e l’hanno estratta poco alla volta, perché così si fa, perché questo è il lavoro fatto con il cuore, che tira fuori dall’atto il suo significato divino, colmo, il contributo alla creazione, il compimento del compito che Dio c’ha assegnato: coltivare la terra, lavorare con santità.

Qui, dentro quest’oggetto che pare frangibile, intimidito, ci sta la forza della solidità, il sangue versato che ti ricorda che senza di Lui sei debole, basta un urto a mandarti in mille pezzi, mille schegge che ti riducono il futuro ad un rompicapo del quale non sai trovare la soluzione.

Ed è trasparente perché ci guardi attraverso la vita, attraverso di Lui la vedi come deve essere, e dentro quella vita ci sei perché è riflessa su di lei la tua immagine.

Un crocefisso che parla di Lui, di te, della vita, del lavoro, del senso di tutto, di dolore, fatica e gioia. Perché il vetro è luce e la luce ha tanto da raccontarti.